Diario del corso di iconografia
di Marina Annibali
Da martedì 17 a sabato 28 giugno scorso ho potuto stare a S. Maria in Arce per partecipare al corso di iconografia tenuto da Giovanni e Laura Raffa. E’sempre una gioia potermi fermare a condividere la vita e la preghiera con p. Augusto e le sorelle della comunità (già di per sé questa è per me una grazia), ma ancora di più lo è il poter vivere questa opportunità come un periodo di silenzio, un ritiro spirituale, e poter donare il frutto del mio lavoro alla mia famiglia in ringraziamento della possibilità che mi offrono di vivere queste importanti esperienze.
Il tema era quanto mai affascinante: copiare l’icona più bella che io conosca cioè la Santa Trinità di Andrej Rublev. Le giornate sono volate in un baleno, piene di emozioni e di lavoro e ne conservo nel cuore un ricordo di pace. Gli insegnamenti e le meditazioni da parte di p. Augusto e di suor Elena hanno accompagnato il nostro lavoro aiutandoci a tenere lo sguardo fisso nel nostro cuore sul mistero che il nostro Dio vi imprime.
Il primo giorno siamo stati invitati da p. Augusto a trasferire nell’icona con un cuore guarito – in cui la misericordia di Dio ha lavorato – la gioia dell’incontro con Dio, cioè a lasciarci purificare da quello stesso Amore che siamo chiamati a dipingere; suor Elena ha completato con l’invito a stare in ginocchio di fronte al mistero dell’Eucaristia, mistero di comunione d’amore, per cercare in Dio ogni relazione fra noi e con noi stessi, perché Dio è relazione in sé e fuori di sé.
Il secondo giorno la lettura del rapimento del profeta Elia su di un carro di fuoco e la successione di Eliseo – tratta dal secondo libro dei Re – ha suggerito il tema della chiamata a p. Augusto che ha sottolineato come la stessa dipenda da Dio e come al discepolo di Gesù venga donata non solo la missione profetica, ma anche gli stessi sentimenti e desideri del cuore di Gesù; suor Elena ha proseguito ricordando come nella Bibbia sia ben evidenziato l’atteggiamento di dialogo e di reciproco ascolto che Dio vuole instaurare con la sua creatura: Dio vuole passeggiare con noi (Gen. 3) e questo passeggiare insieme dona a noi la gioia di ascoltare le sue parole di amore.
Sono seguiti cinque insegnamenti di p. Augusto sul tema specifico dell’icona della S. Trinità partendo dalla domanda paradossale: come può l’infinito lasciarsi catturare nel finito? E’ possibile dipingere Dio? Può l’uomo dipingere l’incontro con Dio? Si dipinge ciò che si è visto e interiorizzato: occorre incontrare ciò che diventerà pittura, cioè entrare nel mistero. La Bibbia ci narra molti incontri con Dio perchè l’uomo è capace di incontrare Dio, non per sua natura, ma per grazia, per dono, perché è Dio che lo rende capace. Infatti se Dio si è fatto presente all’uomo utilizzando il linguaggio umano l’uomo ha la capacità di ascoltare Dio e quindi di raccontare l’esperienza vissuta dell’incontro con Dio o di dipingerla nell’icona.
I medioevali per esprimere il mistero dell’incarnazione del Verbo parlano di una contrazione di Dio “Verbum abbreviatum” e così nell’iconografia la linea che circoscrive la forma rappresenta l’umiltà di Dio e il colore, dando luminosità, ne esalta l’irradiazione; anche l’uso dell’oro nelle icone è funzionale ad esaltare lo splendore divino. Quindi ogni volta che ci accingiamo a “scrivere” un’icona dobbiamo essere coscienti che stiamo rendendo attuale l’esperienza di un incontro con Dio, cioè con il mistero.
Ora l’attenzione si sposta sull’uomo, perché ciò che scrive nell’icona è il frutto di un evento particolare: l’incontro con il trascendente e la reciproca accoglienza. L’icona rivela l’uomo come essere fatto per la trascendenza, perché reso da Dio capace di uscire da sé e mettersi in stato di estasi. Dio cammina con l’uomo e parla con lui e questo rende possibile all’uomo di parlare con Dio e porgli le domande che racchiudono in sé il senso delle cose.
Il “libro delle interrogazioni” definisce l’uomo come “domanda” e Dio colui che ascolta. La domanda portante nell’incontro con Dio è il senso del vivere e del morire e la risposta è la lotta della vita con la morte, cioè la ricerca continua di vita e di bellezza. Lotta con la morte, “agone”, lotta che si risolve in “agape”, cioè amore. L’uomo mentre cammina sente il dolore, la ferita di questo esodo nella sua condizione di precarietà e così nasce la preghiera (precarius – precor).
La preghiera è inscindibile dal cammino verso la bellezza. Non possiamo dipingere l’icona se non sentiamo questa lotta che in noi si fa domanda e provoca l’evento dell’incontro: è un movimento mente-e-cuore di cui l’icona si fa interpretazione; dipingiamo il desiderio di ricevere risposte da Dio e osiamo esprimerlo con linee e colori, osiamo perché è necessario vincere la riluttanza ad aprirsi all’altro senza chiuderci in noi stessi per trovare da soli le risposte. Quindi dipingere è lotta, agonia, agape e l’icona è tanto più vera quanto più dipinge questa lotta ed esce dal nostro io profondo che prega alla luce dell’incontro con Dio: contiene qualcosa di tremendo e impegnativo, perché più si diventa “uomo”, più si è capaci di trascendenza.
L’icona è come una biografia dell’anima, come un ritratto dell’uomo perché Dio ci ha fatti a sua immagine e somiglianza. Dipingere l’icona è possibile perché l’uomo è capace di Dio nel segno dell’impotenza che attende la risposta di Dio, è possibile ed è capace di aprire il cuore al mistero che esige dall’uomo piccolezza e precarietà. Non dobbiamo mai dimenticare che è Dio che scende a farsi circoscrivere nell’icona: per questo tutto deve essere fatto nella preghiera e nell’autocomprensione che è impotenza-che-spera e mai pretesa di possedere Dio.
Nell’ultimo incontro il tema trattato è stato: l’intima unione tra icona e bellezza.
In ebraico i termini bello e buono sono interscambiabili: nella versione dei Settanta “bello” viene tradotto con”buono”. Nel libro della Genesi ogni cosa creata dall’amore di Dio è cosa buona-bella e l’uomo è portatore di bellezza perché immagine e somiglianza di Dio. Nel Salmo 45 si legge: “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo” in riferimento all’umanità di Cristo. Nel quarto carme del servo sofferente (Is.53) è difficile capirlo, ma la bellezza rimane anche in questa immagine della sofferenza, perché bellezza e bontà non sono legate alla forma esteriore, ma a qualcosa di trascendente.
S. Agostino si è interessato della bellezza perché tutta la sua esistenza è attraversata dal desiderio della bellezza, tanto da leggere la sua conversione come approdo alla vera bellezza.
“Tardi ti amai o bellezza sempre antica e sempre nuova”… la bellezza è il “tu” di Dio identificato nella Trinità. S. Agostino personalizza la bellezza: è un Tu a cui rivolgersi, assume un carattere personale e dialogico e ne afferma la condizione divina e salvifica; la bellezza è Qualcuno, l’Unico da amare sopra ogni cosa, perché è la sorgente stessa dell’amore-agape. Questa è la bellezza prima ed ultima, poi c’è una bellezza penultima, cioè la bellezza delle creature che rispecchiano la bellezza ultima.
Bellezza è in ciò che dimostra organica “convenienza” cioè armonia, ordine.
Dio non ha bisogno del bello perché Lui è la bellezza, ma le cose che Lui ha creato convengono l’una con l’altra, tutte le singole parti della creazione sono in armonia tra loro e portano l’immagine dell’ordine e del riposo. In 1 Giov. leggiamo: “Dio è amore”, uno e trino, pace e armonia, rapporto comunionale delle tre persone in uno. Quando l’uomo cessa di essere amore rompe l’armonia e mette in discordia le parti. Quando si contempla la bellezza il nostro cuore è in pace perché riposa in Dio. Noi siamo stati creati come difensori della bellezza creata da Dio, custodi di tanta armonia e il nostro grande peccato è proprio quello di rompere tale armonia.
L’esortazione finale è stata: “entrate dentro l’icona che state dipingendo per sentirvi parte di questa bellezza, perché la convenienza dell’uomo con Dio è un cammino ascetico che non finisce mai”.
Siamo arrivati alla fine e allora….. ecco la foto dell’icona frutto della fatica di tutti.
Grazie.

ciaoooo io sono dalila la nipote di annamaria mi sono fatta la comunione il 7 di giugno e penso che quella sia stata l’esperienza più bella della mia vita comunque volevo mandare un bacione a mia zia e a tutte voi anche a Padre Augusto
28/08/09