Convegno delle Famiglie di
Santa Maria in Arce
17-23 agosto 2008
Le famiglie di Santa Maria in Arce sono un nutrito gruppo di coppie che, essendo venute a contatto con la nostra Comunità di Santa Maria in Arce, via via si sono legati al nostro cammino e, mediante una solenne promessa, si sforzano di tradurre nella loro esperienza concreta di famiglia e nell’ambito del mondo del lavoro e della loro professionalità, l’esperienza del nostro Carisma di fondazione. E’ un modo che il Signore ci ha suggerito per aiutare la Famiglia a ritrovare la propria vocazione e il proprio posto nella Chiesa e nel mondo.
Ogni anno, intorno alla solennità dell’Assunta, si riuniscono con noi della Comunità per vivere una settimana di convivenza, fatta di preghiera, ascolto della Parola di Dio e scambio di esperienze.
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Il Diario del convegno
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Domenica 17 Agosto.
Oggi, domenica 17 agosto, nel pomeriggio, ha avuto inizio il convegno che, in termini più esatti, vuole essere e di fatto è una convivenza.
Abbiamo cominciato alle ore 18 con il saluto e l’accoglienza. Un momento molto bello fatto di canti, di abbracci reciproci nel Signore che dava a tutti la grazia e la gioia di potersi rivedere. La commozione era tanta! Veramente suggestivo, questo momento, da sembrare una paraliturgia fatta di lode e di ringraziamento al Signore. Di seguito si sono celebrati i secondi vespri della domenica durante i quali la nostra sorella Elena, come Madre generale della Comunità, ha dato il saluto ufficiale a tutte le famiglie presenti e, partendo da una lettura biblica tratta dal libro di Neemia cap. 9, ha tenuto una vibrata esortazione.
Domani, lunedì 18 comincia il lavoro vero e proprio. Ci auguriamo che sia guidato dallo Spirito Santo perché aiuti tutti ad accogliere e condividere la Parola del Signore.
Continueremo, a Dio piacendo, a raccontare ciò che il Signore farà in ciascuno di questi giorni di grazia.
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Lunedì 18 agosto
La seconda giornata comincia alle 7,30 con il canto solenne delle lodi mattutine precedute da una prolungata preghiera di lode e di adorazione spontanea con canti ed acclamazioni al Dio Trinitario, Padre, Figlio e Spirito Santo. La preghiera è stupendamente animata da Sr. Elena e dalle altre sorelle.
Dopo la colazione, alle ore 9,15 p. Augusto presenta l’insegnamento che farà da guida per l’intera giornata. Ne proponiamo una breve sintesi.
La riflessione è tratta dalla lettera ai Galati 5,13-26 che tratta della libertà cristiana. Il relatore si introduce affermando che già fin dai tempi di Lutero la lettera ai Galati veniva chiamata La lettera che contiene la magna carta della libertà cristiana.
P. Augusto spiegando il testo sottolinea prima di tutto il significato di alcuni termini contenuti nel brano proposto: sarx (carne), pneuma (spirito), eleuterìa (libertà) e il loro impatto con la nostra vita oggi. La vera libertà non sta nel fare ciò che ci piace, ma nell’agape (amore) che si manifesta nel dono di sé e nel diventare servi gli uni degli altri. C’è nell’uomo una libertà legata ed una libertà “liberata” dal dominio della carne che è la debolezza e la fragilità dell’uomo. Chi scioglie le nostre libertà “legate” è lo Spirito Santo che con il suo frutto produce nell’uomo, amore, pace, gioia, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. E’ necessario allora per diventare persone autenticamente libere essere abitati dallo Spirito di Dio. Colui che è dominato dalla carne e si lascia trascinare dalla sua debolezza esistenziale e dalla sua fragilità anche emotiva, è un uomo a metà anche se soddisfa a tutto ciò che la sua stessa debolezza gli comanda di avere o di possedere o di compiere. E’ un uomo dalla libertà “legata” che non potrà mai realizzare in maniera completa le potenzialità umane e spirituali del suo essere persona.
A mezzogiorno una breve sosta davanti a Maria per recitare la preghiera della salutazione angelica (L’Angelus) e, dopo il pranzo, alle ore 14 si apre l’adorazione eucaristica continuata, nel silenzio, davanti a Gesù sacramentato esposto solennemente. L’adorazione termina alle ore 16.
Dopo una breve pausa si dà inizio ai laboratori. Le famiglie vengono divise in tre gruppi ad ognuno dei quali viene consegnata la descrizione di un caso, di un evento, di una situazione problematica: si tratta di risolvere il problema descritto alla luce di una visione cristiana. Lo scopo del laboratorio è quello di fare emergere in ciascuno un giudizio maturamente cristiano che possa risolvere le difficoltà della vita e del vivere fino in fondo l’esperienza cristiana.
Riportiamo di seguito i tre argomenti del laboratorio:
LABORATORIO n. 1 (1° gruppo)
Hai davanti a te una famiglia: padre, madre e tre figli, due adolescenti ed uno adulto.
In casa si crea questa situazione: i genitori sono credenti e praticanti, guidano un corso di preparazione al matrimonio, sono stimati in parrocchia ed in diocesi. Devoti nella preghiera, presenti sempre in parrocchia, non mancano mai a nessuna iniziativa.
Di tutto questo ne sono orgogliosi.
Il figlio più grande, vive una situazione difficile e, solo dopo un po’ di tempo, i genitori scoprono che si tratta di droga: è uno spacciatore e viene arrestato.
Tutta la stima della famiglia crolla in un attimo.
Hanno sbagliato i genitori? Se sì, in che cosa? Come recuperare il figlio?
Si può parlare di una libertà “legata” secondo il linguaggio paolino?
Anche gli altri due figli adolescenti stanno ormai lasciando la parrocchia.
Cosa fare per riportare i figli ad una giusta dimensione di vita umana e cristiana vissuta nella piena libertà dello Spirito?
LABORATORIO n. 2 (2°gruppo)
Una famiglia senza figli. La loro “libertà” è più importante e la devono salvaguardare dai figli che la comprometterebbero. Pertanto hanno escluso la possibilità di avere dei figli.
Sono credenti ma non praticanti.
Continui litigi ed incomprensioni sono all’ordine del giorno: fra loro non c’è dialogo.
La tua famiglia, che compie il cammino delle “Famiglie di s. Maria in Arce, ” desidera aiutarli. Cosa e come fare? Come testimoniare che la fede in Cristo porta ad orientare tutta la vita verso un donarsi reciprocamente, senza distruzione vicendevole?
LABORATORIO n. 3 (3° gruppo)
Tu, famiglia dell’Arce, che hai già fatto la promessa di vivere secondo la Regola che ti è stata consegnata, ti trovi a vivere un periodo difficile.
Il dialogo viene a mancare, non c’è armonia con i figli. Gli impegni presi secondo la Regola, vengono a perdere il loro slancio iniziale, sei superficiale nella preghiera, fatta più per dovere che per desiderio, tra la tua vita e la fede che professi il divario si fa sempre più grande.
Quale può essere la causa di questo affievolimento?
Come recuperare la chiamata di Dio a vivere la Regola delle Famiglie di Santa Maria in Arce?
I Laboratori sono stati grandi occasioni di partecipato interesse e hanno suscitato serie riflessioni. Ci se ne rende conto quando i tre gruppi riuniti danno vita alla condivisione. Per tutti sono stati strumenti di crescita e di discernimento. Uno strumento per comprendere meglio la vita….
Dopo cena, con le macchine ci si reca alla Basilica di san Francesco in Assisi, dove, nella cripta dove è sepolto san Francesco, celebriamo l’Eucaristia. Un’esperienza davvero indimenticabile. Siamo solo noi. C’è un silenzio che avvolge ogni cosa e ci aiuta a sentire viva la presenza di questo grande santo, Francesco, che, come dice l’autore della lettera agli Ebrei a proposito di Abele, anche se morto parla ancora. E Francesco questa sera ci parla di pace, di serenità, di perdono, di amore: ci fa sentire il desiderio di cose vere ed autentiche. La giornata non poteva concludersi in maniera migliore.
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Martedi 19 agosto 2008
Il ricordo di quanto vissuto ieri sera alla Tomba di s. Francesco è ancora vivo nel cuore di tutti. Il silenzio nel quale e attraverso il quale Francesco ha parlato all’anima di ognuno e la avvolge ancora, al risveglio del nuovo giorno.
Francesco ha dato a tutti una consegna: la Croce del Signore e le sue stimmate da portare impresse nell’essere più profondo come “marchio” di appartenenza al nostro Signore e Maestro, Gesù. Nell’antichità gli schiavi, ricordava p. Augusto nell’omelia, portavano impresso sul corpo il marchio del padrone cui appartenevano. Quando Paolo afferma che “porta le stimmate del Signore Gesù nel suo corpo” (Gal 6,17) voleva affermare la sua chiara appartenenza a Cristo Gesù di cui si sente servo. Francesco da questo punto di vista porta nel suo corpo stimmate “invisibili” e stimmate “visibili”: le prime sono manifestate dall’ essere appassionato servo del Signore, le seconde, ricevute alla Verna, due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1226, manifestano la sua piena e totale incorporazione al mistero salvifico ed ablativo del Signore Gesù
La giornata comincia dunque con questi ricordi che rimangono nel cuore il quale diventa in tal modo il ricettacolo della memoria di Francesco.
Dopo la preghiera delle Lodi e della celebrazione della santa Eucaristia, alle 7,30, alle ore 9,15 p. Augusto presenta la sua seconda catechesi che prende le mosse dal testo paolino di Galati 6,1-10. Il tema principale è la correzione fraterna. Essa è un’attività carismatica, in quanto bisogna “essere persone spirituali” per poterla praticare nella dolcezza e compassione dello Spirito. L’oggetto della correzione fraterna consiste nel coscientizzare un “fratello” nella fede, circa un possibile errore o deviazione e aiutarlo a camminare sul piano del Vangelo e a riprendere la via che Dio ha tracciato per lui. Insomma si tratta di recuperare a Dio e al suo piano di salvezza un fratello nella fede.
P. Augusto mette in evidenza le condizioni necessarie per compiere questa azione di salvezza nello Spirito. E’ il testo stesso di san Paolo, d’altra parte, che le sottolinea:
- Vigilanza su se stessi per non cadere nella presunzione di correggere gli altri mentre anche noi siamo nella stessa condizione di defezione e di errore.
- Portare i pesi gli uni degli altri, facendosi compartecipi delle sofferenze, degli affanni, delle difficoltà altrui, soprattutto di quelli che ci sono fratelli nella fede.
- Conservarsi nell’umiltà e nella piccolezza per non dominare sull’altro. Certe “correzioni fraterne” infatti nascono più da un desiderio di dominio che da un vera volontà spirituale di aiutare il fratello a recuperarsi in Dio.
L’aspetto della correzione fraterna trova il suo luogo privilegiato nell’ambito della famiglia, nelle relazioni tra marito e moglie, tra padri, madri e figli. Sapersi aiutare per camminare sulle vie della santità e della comunione reciproca, sulle strade di Dio è fondamentale per una famiglia cristiana. Dove, infatti cessa il dialogo, il sapersi parlare “nello Spirito” inizia la dissoluzione dell’unità familiare. Questo è il grave problema della famiglia oggi. Paolo ci offre la sua “ricetta”!
Questa è, in estrema sintesi, il tema che nella sua catechesi ha presentato p. Augusto. L’insegnamento suscita nei cuori delle famiglie un serio esame di coscienza ed un sincero proposito di conversione all’Amore!
Nel pomeriggio, dopo l’adorazione di Gesù sacramentato esposto solennemente sull’altare, si svolgono, a gruppi, i laboratori.
Ne diamo di seguito i temi distribuiti ai tre gruppi.
LABORATORIO n. 1
Cristo dona alla persona due fondamentali certezze: di essere stata infinitamente amata e di potere amare senza limiti.
Etty Hillesum, una giovane donna morta nei campi di concentramento nazisti e convertita al cristianesimo, nel suo Diario scrive:
Ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri.
Esprimi come poter vivere concretamente, nel tuo ambito familiare e nel rapporto con gli altri questa grande verità. Porta anche degli esempi presi dalla vita.
Cerca nella Parola di Dio una conferma di ciò che dice Etty Hillesum.
LABORATORIO n. 2
Solo se è esigente l’amore costituisce il vero bene dell’uomo.
Edith Stein, ebrea convertita al cristianesimo, morta nei campi di concentramento nazisti e canonizzata da papa Giovanni Paolo II, nel suo libro “Il mistero del Natale”, scrive:
Se Dio è in noi, e se Egli è amore, allora non possiamo che amare i nostri fratelli. Per questo il nostro amore del prossimo è la misura del nostro amore di Dio… Per il cristiano non esiste “alcun estraneo”.
Condividi fino in fondo, nella verità e non solo a parole, questo pensiero?
Manifesta, anche raccontando esperienze di vita proprie o altrui, quali difficoltà incontri nel vivere questa verità.
Cerca nella Parola di Dio un pensiero che confermi l’affermazione di Edith Stein.
LABORATORIO n. 3
L’ideale comunitario e familiare non deve far dimenticare che ogni realtà cristiana si edifica sulla debolezza umana.
Un pensatore cristiano, Paul Tillich, afferma:
Solo chi vede la forza sotto la debolezza, l’intero sotto il frammento, la vittoria sotto la sconfitta, la gloria sotto la sofferenza, l’innocenza sotto la colpa, la vita sotto la morte, può dire: “i miei occhi hanno visto la salvezza”.
Senti vera questa affermazione? Senti in essa le vibrazioni delle parole di Gesù nel Vangelo?
Se sì, come poter vivere questa realtà nell’ambito familiare e nei rapporti umani?
Porta anche degli esempi concreti.
Cerca nella Parola del Signore un parallelo al pensiero di Paul Tillich.
La condivisione successiva, guidata da sr Elena, mette in evidenza quanto e come sia urgente recuperare la famiglia oggi, testimoniando, nella forza della preghiera, l’unità, la bellezza della comunione, la gioia di condividere la vita riposizionando la famiglia stessa sul fondamento che è Cristo e la sua Parola.
Senza famiglia vera ed autentica, la società non ha futuro!
Dopo il canto solenne del Vespro e la cena, la giornata, ricca di esperienze e di Parola di Dio, carica del profumo della preghiera, si chiude con una singolare festa: la festa dei bambini. Tra danze, canti e giochi i bambini manifestano, nella loro semplicità, la gioia della vita, e rappresentano la speranza del futuro.
Fintantoché ci saranno bambini che crescono in sapienza ed età, come Gesù a Nazaret, rimane sempre accesa la lampada di un futuro migliore per l’uomo e per il mondo.
E’ sempre bello sapere che c’è sempre qualcuno
che ci sveglia dal nostro torpore
e ci aiuta a guardare in alto per dare slancio al nostro cammino.
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Mercoledi 20 agosto 2008
Il quarto giorno della convivenza comincia bene. Si respira un’aria di maggiore confidenza e fiducia nel Signore si comincia ad assaporare la bellezza di stare insieme: “Come è bello e soave che i fratelli stiano insieme”, recita il salmo 133: ed è veramente così.
La giornata si presenta con lo stesso orario di ieri.
Alle ore 7.30 celebrazione delle Lodi e della Santa Messa. Alla fine dell’Eucaristia sr. Elena a nome di tutti porge gli auguri a Marianna che proprio oggi festeggia il suo compleanno. Marianna assieme a Rosario è la coppia più giovane delle Famiglie di santa Maria in Arce. L’assemblea canta inni di lode al Signore per loro perché il Signore renda sereno, bello e fecondo il loro matrimonio.
Poi è la stessa sr Elena che dà lettura di una lettera di una coppia di Milano che quest’anno, a causa della grave malattia della moglie per la prima volta non è potuta venire alla convivenza. La lettera è troppa significativa dell’unità d’amore che regna tra le famiglie dell’Arce. Pertanto la riportiamo quasi integralmente come testimonianza, per chi legge, di quanto sia bello volersi bene e aiutarsi a crescere insieme nella fede e nella speranza di nostro Signore Gesù Cristo.
Il marito scrive:
Carissimi, il male contro il quale mia moglie combatte ci impedisce di essere a santa Maria in Arce. Ci siamo chiesti tante volte, io e mia moglie, quale può essere la ragione ed il senso di tanto soffrire. E’ facile esortare ad offrire tutte queste sofferenze per la propria ed altrui santificazione, ma non è convincente perché prima bisogna avere affrontato il problema del silenzio di Dio di fronte al soffrire umano. E’ questa la domanda alla quale cercava di rispondere Giobbe che, alla fine, ci riesce, ma non sappiamo come. Ci è dato solo sapere che “Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono” (Giobbe 42,5). Ignoriamo come questo possa avvenire, ma speriamo che prima o poi avverrà.
Intanto sperimentiamo quanto sia duro il vivere e quanto lontana la perfetta letizia di cui parla san Francesco. Oltre alle suppliche incessanti di tutti voi e di tanti altri, ci sono state di grande consolazione le occasioni in cui molti sono riusciti ad essere fisicamente insieme a noi per pregare su mia moglie.
Io e mia moglie ricordiamo che questa catena ininterrotta è stata iniziata nove anni or sono, il giorno successivo in cui il medico ci dette la notizia dell’insorgere del male, da un fratello evangelico africano e da una sorella ebrea che chiesero espressamente a me di appartarci in una stanzetta per invocare insieme l’Onnipotente. Tutto ciò ci sorregge nel nostro cammino e ci fa sperare, Ve ne siamo profondamente grati, poiché in questo modo ci state testimoniando la realtà più profonda e vera dell’essere, tutti insieme, una comunità di famiglie, che non è radicata in un’amicizia, per quanto profonda, ma nell’unità in preghiera, in comunione con la Comunità orante di santa Maria in Arce.
Considerateci presenti alla convivenza, poiché la presenza spirituale è più forte della stessa presenza fisica.
Dio ci benedica tutti.
La lettura della lettera commuove tutti e spinge l’assemblea delle famiglie a concludere la celebrazione eucaristica con una preghiera forte e potente al Signore per questa sorella che soffre e la cui presenza, assieme al marito si avverte a leggiare accanto a ciascuno.
Alle 9,15 la catechesi di p. Augusto sviluppa il pensiero di Paolo contenuto nella lettera ai Romani 12,9-21.
Il relatore prima di tutto aiuta le famiglie a leggere il passo nel contesto di ciò che l’Apostolo scrive all’interno dell’intera lettera.
Il brano in questione è incluso nella parte parenetica o esortativa della lettera. Tutto il brano mette in contrapposizione il bene e il male. P. Augusto fa notare che “bene” nel linguaggio biblico equivale a “bello”: ciò che è bene è anche bello e viceversa. Che cosa è il bello/buono nel messaggio della Parola di Dio? Il Bello non è ciò che esteticamente colpisce i nostri sensi e li provoca all’ammirazione. Bello è, secondo l’interpretazione di sant’Agostino, ciò che armonicamente si trova inserito nelle singole parti che compongono un tutto: è bello ciò che ordine, armonia, equilibrio. Nel libro della Genesi, nei racconti della creazione si racconta che Dio, finita la creazione di ogni opera, esclama, quasi estasiato e felice, che tutto era buono cioè bello! Bello perché ogni singola parte delle cose create, ivi compreso l’uomo, conviene perfettamente all’altra e tutto è una sinfonia di ordine e di armonia. Conseguentemente l’uomo è “bello” e quindi “buono” quando vive in armonia con se stesso ed anche con le singole parti di cui è composto: anima e corpo, mente e volontà, ecc. E’, logicamente, Buono/Bello anche quando vive la sua relazionalità nel medesimo ordine di armonia e di pace. Tale relazionalità si estende anche al rapporto con la creazione.
La creazione, essa stessa, è buona e quindi bella, perché ogni singola parte di essa è perfettamente armonizzata all’altra e tutte le singole parti convengo le une alle altre sì da creare un tutt’uno armonico.
Il male invece è il Brutto, il negativo: il contrario del bello. Dunque disordine morale, esistenziale e creazionale: ed è esattamente quello che avviene oggi. Diventa dunque urgente, come dice Paolo fuggire il male con orrore per ritrovare l’amore che l’icona della bellezza. La bellezza infatti rifulge nell’Amore. Per questo ancora sant’Agostino, parlando della Bellezza, include il suo significato nell’ordo amori (l’ordine dell’Amore).
A questo punto p. Augusto provoca tutte le famiglie a chiedersi se nell’ambito delle loro esistenze c’è questo “ordo amoris” oppure si vive un disordine relazionale tra marito e moglie, tra genitori e figli, un disordine morale (a livello sessuale, affettivo a discapito dell’unità del matrimonio stesso). Il matrimonio è bello perché mette insieme, secondo l’ordine dell’Amore due persone diverse nel sesso, nel carattere, nella formazione umana e culturale, e le unisce al punto da “convenire” l’uno all’altra in una armonia perfetta. Ma oggi è rimasto ancora qualcosa di bello nel matrimonio, anche in quello celebrato in chiesa? Con questa provocazione p. Augusto termina la sua catechesi.
Nel pomeriggio, dopo l’adorazione, come ormai è consuetudine si svolgono i laboratori secondo un nuovo schema che riportiamo di seguito:
LABORATORIO
Oggi il Laboratorio presenta alcune varianti: anzitutto è unico per tutti e tre i gruppi, poi si pone una sola domanda, anche se articolata.
Sei invitato/a, insieme ai fratelli e alle sorelle del tuo gruppo a familiarizzare con la Parola di Dio utilizzando il metodo della “scrutatio”. Di che cosa si tratta? Scrutare significa guardare con attenzione, cercare con diligenza, scavare “dentro” la Parola perché da “scritta” essa diventi viva ed efficace, secondo quanto è scritto nella lettera agli Ebrei (Eb 4,12).
Segui la seguente pista:
- Invocare insieme lo Spirito Santo.
- Leggere lentamente il testo di Rom 12,9-21.
- Cercare e leggere i brani paralleli, continuando fino a che lo Spirito non doni al gruppo una pista su cui meditare. La lettura dei passi paralleli infatti metterà in evidenza un principio fondamentale: La Scrittura va letta con la Scrittura.
- Se il gruppo incontra difficoltà, non si arrenda. Ci si alza tutti in piedi e si invoca ancora una volta lo Spirito santo perché sia Lui a portare ogni fratello e ogni sorella alla piena conoscenza. Diceva san Girolamo: la Scrittura va letta con il medesimo Spirito per mezzo del quale è stata anche scritta.
- Trovata la strada per una giusta conoscenza della Parola, il gruppo inizia a condividere. Attenzione: la condivisione deve avere come oggetto non il vissuto, non possibili divagazioni su vari argomenti, anche se attinenti alla Parola. LA CONDIVISIONE VA FATTA ESCLUSIVAMENTE SULLA PAROLA, così come lo Spirito l’ha fatta comprendere.
- Un relatore del gruppo, poi, porterà in assemblea come e con quante difficoltà è stato affrontato il percorso e a quali risultati ognuno è arrivato.
CERTO, E’ UN ESERCIZIO DIFFICILE, MA VI INSEGNERA’ A LEGGERE LA SCRITTURA, PAROLA DI DIO, IN MODO PIU’ PIENO E CON UNA COMPRENSIONE PIU’ PROFONDA.

Dall’assemblea generale ci si rende conto che i gruppi hanno faticato un po’ a lavorare con la Parola del Signore: ma hanno fatto un notevole sforzo e hanno segnato un punto a favore dell’apprendimento della lettura della Parola del Signore. E’ difficile, non perché la Parola sia essa stessa difficile, ma semplicemente perché non si è abituati a “leggere” la Lettera che Dio ci ha scritto con la Sacra Scrittura. Comunque è stato un tentativo che ha messo l’urgenza nei cuori di stare di più a leggere la Lettera di Colui che in essa e con essa vuole comunicarci quanto e come siamo amati!
Al canto del Vespro tutti hanno vissuto un momento davvero forte nello Spirito. Marianna, neo sposa, che, come detto sopra, oggi celebra il suo compleanno, assieme al suo neo marito hanno ricevuto da parte di tutti una speciale preghiera e su di loro è stato invocato lo Spirito Santo, datore di vita.
Poi il gruppo delle famiglie ha voluto rispondere, in spirito di unità di amore e di compartecipazione al dolore alla coppia di Milano la cui lettera era stata letta durante le Lodi della mattina. Riportiamo di seguito la risposta solo per testimoniare quanto sia bello volersi bene e quanto sia importante esercitare il carisma dell’intercessione e della consolazione.
Ecco la lettera:
Carissimi questa mattina, alla fine della Messa, suor Elena ci ha letto la vostra lettera: grazie! grazie di cuore perché le vostre parole ci hanno fatto sentire ancora più forte la vostra presenza in mezzo a noi.
Benediciamo davvero il Signore per il dono di farci gli uni vicino agli altri perché, anche se umanamente non ne siamo capaci, egli ci rende uno alla sua presenza.
Grazie anche perché in questo vostro tempo di fatica sentiamo di poter contare sulla vostra preghiera sofferente e sulla vostra sofferenza che si fa preghiera. Grazie, perché solo Dio sa quanto la Comunità tutta ne abbia bisogno!
E in questa unità che lo Spirito Santo instancabilmente opera attraverso le nostre debolezze, sentiamo di volervi comunicare la nostra incapacità a comprendere questo misterioso disegno di Dio: è umanamente difficile anche per noi accettare questo silenzio ostinato di fronte alla vostra sofferenza. Questa risposta di Dio che tarda ad arrivare ci fa soffrire: quanto desidereremmo vedere esaudita la nostra richiesta! … e noi insistiamo di notte e di giorno perché Dio rompa il suo silenzio, pieghi il suo cielo e scenda in vostro soccorso.
Ma c’è una ragione per la quale davvero innalziamo il nostro canto di lode a Dio anche in questo momento, seppure doloroso, ed è il miracolo dell’amore: quell’amore per il quale ora, davanti a Gesù Eucaristia, vi vogliamo tenere per mano per dire, nonostante la nostra incapacità a comprendere, il nostro “sì” a Dio, “ci fidiamo di te, Signore”. E come Aronne ha saputo affiancare Mosè nella preghiera, così anche noi invochiamo lo Spirito perché ci renda capaci ogni giorno di sostenere le vostre braccia affinché sempre si innalzino a Dio Padre!
Con San Francesco e Santa Chiara,
i vostri fratelli in Cristo
che tanto vi amano
La cena è una festa per i neo sposi: una festa semplice, bella e piena di santa gioia e di letizia. Auguri Marianna, auguri Rosario, sposi da poco più di un mese! La vostra strada sia percorsa nel disegno di Dio e che possiate vivere felici dando vita alla vita.
La giornata termina con questo profumo di vita che emana da questa nuova famiglia che si è formata.
Ogni qualvolta si forma sulla terra
Una nuova famiglia,
una luce di speranza si accende
nella notte della vita
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Giovedi 21 Agosto 2008
“La gioia è ovunque, ce n’è di superflua, non solo di necessaria, anzi molto spesso essa contraddice i più imperiosi stimoli della necessità. Esiste per dimostrare che i vincoli della legge si possono spiegare solo per mezzo dell’amore, che essi e l’amore sono come il corpo e l’anima. La gioia è la comprensione della grande verità dell’unità, cioè dell’unione della nostra anima con il mondo e dell’anima del mondo con il Supremo Amore.
(Tagore,da La vera essenza della vita)
Sì veramente la gioia è, come scrive Tagore, è la comprensione della grande verità dell’unità! Lo abbiamo visto e toccato con mano ieri sera, durante la festa per le giovane coppia Rosario e Marianna. L’unità dei due giovani sposi era visibile e palpabile e comunicava gioia a tutte le altre coppie familiari. L’Amore festa della gioia, la gioia festa dell’Amore, un Amore così tenace che nulla potrà distruggere, nemmeno la sofferenza o la morte, poiché poggia sul “Supremo Amore”. Non per nulla a Rosario e Marianna è stata consegnata, come regalo di nozze da parte di tutte le altre famiglie, l’Icona dell’Amore di Dio: la Trinità di Rublev.
La giornata si apre con questo ricordo che il sonno della notte non ha potuto dissolvere. Il canto della preghiera liturgica l’ha ulteriormente dilatato anche perché un’altra coppia, circondata dalle tre figliolette che si arrampicavano verso il collo dei loro genitori nel tentativo di abbracciarli, hanno ricevuto in preghiera un’icona di san Giuseppe, protettore della famiglia. Era un’immagine di struggente bellezza: papà Marco e mamma Chiara in ginocchio e le tre figlie che cercavano con le loro braccine di compiere la “scalata” verso il collo dei genitori per stringerli con affetto e poterli baciare sulle guance! Ecco la gioia della grande verità dell’unità, secondo Tagore!
Dopo la colazione, come da orario quotidiano p. Augusto ci presenta la sua catechesi. Oggi la sua esortazione parte dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi: 1 Tess 5, 12-24.
Il relatore prima di tutto individua nel testo, il centro da cui tutte le esortazioni paoline traggono la loro scaturigine: “Questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi ” (ver 18/b).
Dunque è Volontà di Dio, Volontà di bene e pacificante ordine di bellezza, che:
- si rispettino e si sostengano nella loro fatica coloro che, al di là dei loro limiti, sono preposti da Dio a dirigere e a mantenere sul piano del disegno del Signore i fratelli della Comunità familiare o della Comunità religiosa. Essi vanno trattati con amore e amore;
- si viva in pace nell’ambito delle relazioni familiari e sociali. La pace è infatti uno dei componenti di quella Bellezza di cui si parlava già ieri;
- si riportino nell’ordine dell’Amore paziente gli indisciplinati e i pusillanimi che con i loro comportamenti possono turbare l’armonia della Comunità;
- che si sappia esprimere la perfetta letizia anche nelle tribolazioni. La perfetta letizia consiste nel mantenere la pace del cuore nelle sofferenze fisiche e morali della vita;
- che si preghi incessantemente;
- che in ogni cosa si renda grazia a Dio da cui ogni bene proviene. L’atteggiamento proprio del cristiano davanti al suo Signore è saper dire “grazie” in ogni cosa e per ogni cosa: tutto infatti ci è donato: il non saper dire “grazie, Signore ” è chiaro segno della propria autosufficienza. Chi può dirsi autosufficiente davanti a Dio?
P. Augusto termina la catechesi sottolineando con forza una delle ultime esortazioni di Paolo “Non spegnete lo Spirito “. Il fuoco dello Spirito si mantiene vivo nella vita e nel cuore quando si esperimentano i “frutti” dello Spirito. Amore, gioia e pace! Quando queste tre realtà vengono meno nel cuore del credente è segno che c’è in atto un decadimento della fede e della speranza.
L’ultima parola della catechesi è una provocazione: volete essere veramente cristiani o sedicenti tali. Il cristiano “sedicente tale” è una maschera…quelle maschere che si usano a carnevale. Vogliamo ridurre il cristianesimo, il Vangelo di Gesù Cristo ad una festa di carnevale? Si tratta di un “caso serio” su cui ognuno deve assumersi la responsabilità, davanti a se stesso prima di tutto. Non si può immaginare l’essere cristiani ad un abito che si mette e dismette a piacimento, secondo le circostanze.
Nel pomeriggio, dopo l’adorazione, come ormai di consueto, si svolgono i laboratori, di cui di seguito, offriamo i testi.
LABORATORIO n. 1
Con la tua famiglia frequenti un cammino di preghiera in un gruppo.
Per te la comunità ideale è quella descritta nel libro degli Atti degli Apostoli al cap 1,14 e seg… Ma ti accorgi, via via, che la realtà del tuo gruppo è ben diversa da quella descritta nel libro degli Atti: il gruppo va a rilento, non risponde alle tue aspettative. La tentazione di abbandonarlo è forte.
Cosa fare? Preghi per capire quello che il Signore ti chiede? Anche tu forse stai sbagliando? Allora perché giudichi coloro che Dio ha preposto alla guida del gruppo?
Manifesta quelle possibili soluzioni che nascono nel tuo cuore alla luce della catechesi che hai ascoltata questa mattina su 1 Tess 5,12-14.
LABORATORIO n. 2
Nella tua famiglia vivi una realtà di sofferenza che non è facile accettare.
Tu, che prima eri una persona di preghiera, adesso fatichi e ti arrabbi con Dio. Ti sei chiuso nel tuo dolore ed escludi gli altri dalla tua vita.
Eppure il cammino dell’Arce ti insegna a vivere tutto con il Signore e nella comunione fraterna.
Perché non ci riesci?
Cosa ti è venuto a mancare?
Come reagire alla luce della Parola di Dio?
LABORATORIO n. 3
Trascrivi su un foglio tutte le esortazioni contenute nella 1 Tess 5,12-24.
Tu, famiglia dell’Arce, sei chiamata a dare una testimonianza su questo brano esortativo davanti a delle coppie in crisi.
Come far comprendere che, rispondendo positivamente a tutte le sollecitazioni di Paolo, si possano superare difficoltà e crisi?
Quale di queste esortazioni ritieni di dover sottolineare maggiormente, davanti a queste coppie?
Come vivere sempre proteso verso l’Adveniat?
Dopo la condivisione, come sempre ricca di frutti, segue il canto del Vespro che si conclude con una solenne preghiera di tutta l’assemblea orante su alcune coppie che proprio oggi compiono l’anniversario del loro matrimonio. La preghiera, accompagnata dall’ascolto della Parola del Signore, ottiene la grazia di un rinnovamento della fedeltà e dell’amore coniugale: è la grazia del matrimonio.
E’ significativo che siano delle suore che hanno fatto il voto di castità a pregare sugli sposi. Quasi a dire che il carisma della castità sorregge e dà senso all’amore sponsale dei coniugi: infatti la castità vissuta per il Regno dei cieli diventa memoria profetica di ciò a cui, come ultima meta, deve tendere l’amore umano benedetto da Dio: la pienezza del Regno là dove tutti, come dice Gesù, saremo come angeli di Dio (Mt 22,30). La vita religiosa, con i suoi voti di povertà, ubbidienza e castità, anticipa profeticamente, la condizione futura di tutti i credenti in Cristo Gesù.

Forte più della morte è l’Amore:
la fedeltà ne è il linguaggio.
Il matrimonio è un patto d’amore
che dura per sempre!
La cena è improntata ad un’aria di festa: si festeggia la fedeltà! Questo dono di Dio che sta scomparendo dalla nostra civiltà perché non si dona più credito all’Amore.
Domani preparata una giornata speciale: è il giorno del grande silenzio e del digiuno. Ci si dedica nella preghiera e nel silenzio a riflettere e afare sintesi di tutto ciò che il Signore ha donato ad ogni singola famiglia, ad ogni coppia di sposi. Un giorno importante…
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Venerdi 22 Agosto 2008
Vergine, cattedrale del silenzio
Anello d’oro del tempo e dell’eternità:
Tu porti la nostra carne in paradiso
e Dio nella nostra carne
(Davide Maria Turoldo)
Il silenzio, inteso non tanto come assenza di parole, ma come capacità di ascolto, il silenzio interiore, avvolge fin dal momento della sveglia la casa. Ognuno già comincia a raccogliersi per essere come Maria, cattedrale del silenzio, unica vera parola del cuore quando esso ama ed ascolta l’Amore. Anche i bambini si sentono avvolti da questo mistero e parlano sommessamente.
Ogni famiglia è stata invitata ad andare fuori da s. Maria in Arce per cercare in Assisi luoghi, già frequentati da san Francesco, dove raccogliersi, meditare, cercare il senso che Dio vuole dare al loro cammino di coppia.
Questa mattina e fino ad oggi pomeriggio, non c’è alcuna celebrazione in comune: la preghiera torna ad essere il mormorio del cuore che chiede al Signore ed attende nel silenzio la sua risposta d’Amore.

Nel Silenzio, come una folgore, la Parola del Signore rischiara le tenebre di tutte le nostre notti
Dopo il rientro dagli eremi, si celebra la santa Eucaristia.
Questa sera la celebrazione offre a tutti un altro momento di gioia. Marianna e Rosario ricevono dalle mani della Madre generale, Sr Elena Fiaschi, lo statuto e il Carisma delle Famiglie di santa Maria in Arce. Un momento significativo, perché segna un ulteriore passo verso la Promessa. La preghiera e l’invocazione dello Spirito poi, ha accompagnato la rinnovazione della Promessa da parte di chi già l’aveva pronunciata negli anni passati.
Possiamo dire che i protagonisti della celebrazione eucaristica siano stati questa sera i bambini: sono stati loro a consegnare il Carisma e lo Statuto a Rosario e a Marianna, per simboleggiare la semplicità di vita che deve accompagnare chi compie il cammino di Santa Maria in Arce.
Dopo la santa Comunione alcune sorelle ha eseguito una danza ebraica cui poi si sono aggregati anche i bambini. Segno di festa e di gioia.
Il silenzio ha parlato al cuore di tutti, ed ha pronunciato una sola Parola: GESU’. Tanto basta, per riempire la vita e darle senso.
Tutte le famiglie di s. Maria in Arce hanno riscelto questa sera GESU’ come Signore della loro vita.
Alle ore 21 si vive un altro momento importante: l’assemblea generale. Ci si incontra tutti per programmare gli incontri per il prossimo anno, per fare discernimento sul vissuto, per comprendere insieme dove e come l’esperienza delle Famiglie vada migliorata o rilanciata. Un atto significativo è la scelta di un piccolo gruppo di fratelli e sorelle che possa fare da “motore” alla vita dell’intera Famiglia. E’ la prima volta che questo avviene: segno di una volontà decisa a seguire al meglio il cammino che il Signore Gesù ha indicato.
Mediante voto segreto l’assemblea delle Famiglie sceglie un piccolo gruppo di fratelli e sorelle che, in stretta collaborazione con la Comunità Adveniat s. Maria in Arce, farà da ponte di coordinamento con tutte le altre Famiglie.
Gli eletti sono: Franco Tricomi (Varese), i coniugi Fabrizio ed Elisabetta Corti (Roma), Marcello Meoni (Prato), Ivo ed Elena Dal Passo (Milano), Marina Annibali (Roma). Con questo nuovo assetto si mira ad una maggiore unità tra le Famiglie e a fare giungere a tutti nuovi stimoli e nuovi spunti spirituali per accrescere sempre di più il senso della preghiera, soprattutto, in famiglia, e l’ascolto e meditazione della Parola.
L’Assemblea si scioglie alle ore 22,15: tutti sono contenti di questa scelta che sembra essere ispirata dal Signore. E’ bello essere guidati dallo Spirito di Dio!
Domani mattina si parte dopo la celebrazione eucaristica. Per tutti non sarà un addio, ma un arrivederci nei vari incontri programmati. Si parte con il tesoro della Parola di Dio nel cuore e con la rinnovata certezza che il Signore cammina con ognuno, e non si è mai soli. Si parte con una fede più matura e con una speranza,che nello Spirito, apre i cuori all’ottimismo della vita!

Signore, noi siamo sicuri che con Te
la nostra vita diventerà un campo sempre fiorito
AMEN!



Carissime famiglie,
abbiamo letto le bellissime pagine della convivenza: davvero benediciamo il Signore per questa novità che ci permetterà ancora di più di sentirci vicini e di rimanere in contatto e sempre più uniti!
E’ stato bello leggere che anche Gigi e Marisa abbiano potuto seguire le nostre attività praticamente in diretta!
Vogliamo ringraziarvi tutti per averci accompagnato con la vostra preghiera nel nostro discrnimento: davvero il Signore ha operato e si è fatto presente donandoci la sua pace e la sua presenza in mezzo a noi! Ancora una volta abbiamo compreso che “Dove due o tre sono riuniti nel Suo nome Egli è davvero vivo e presente in mezzo a noi!”.
Grazie, grazie davvero alle sorelle della Comunità per l’Oceano d’amore che hanno saputo riversare sui nostri bimbi, che ancora una volta si sono sentiti a Casa!
Grazie a tutte le famiglie, in particolare a Valeria e Ponziano, a Giorgino Cristina Robi e Marta, a Marcello, che per la prima volta hanno partecipato alla Convivenza: è stato un dono grande avervi con noi…. Davvero lode al Signore!
Un abbraccio a tutti!
Chiara e Marco
Sento di dire grazie a Chiara e Marco. Vi invito a raccontare la vostra esperienza durante la convivenza, come invito tutte le altre famiglie. Vorrei capire che cosa e come avete vissuto… Rendetelo partecipe a chi ancora non ha imparato che cosa significhi “famiglia”.
Grazie!
Augusto Drago
Ha ragione Padre Augusto a chiederci di dire che cosa significhi per noi essere famiglia…. Certo immagino che molti sappiano che cosa significhi essere famiglia ma nella Famiglia di Santa Maria in Arce essere famiglia è qualcosa di più: è come se la singola famiglia si riscoprisse nella sua totalità Figlia, figlia di Dio: non solo io Chiara, io Marco, Lucia, Letizia e Cecilia, figli di Dio, ma la nostra stessa famiglia è Creatura di Dio, perchè è Lui che in noi, Sua famiglia, ha realizzato e realizza ogni giorno il Suo prodigio! E allora è una splendida novità questa, ben diversa dall’essere semplicemente marito, moglie, genitori e figli!
Ed è questo il tesoro dell’Arce! La perla preziosa che giorno dopo giorno, anno dopo anno, ci viene donata e svelata! Creature di Dio, le famiglie diventano sorelle l’una dell’altra…., crescendo sempre più nell’intimità reciproca!
Una volta mi è stato detto che pregare insieme è una delle esperienze più intime, insieme a poche altre della vita dell’uomo: penso sia proprio vero! Ecco ciò che lega la nostra famiglia alle altre: è il pregare insieme e poi il resto viene e verrà da sè! Allora quale unione , quale unità! Il confronto, la condivisione della propria vita, il gioco e il divertimento si riempiono tutti della letizia e della Pace dello Spirito. Certo, implica anche fatica, lottare anche con i nostri sentimenti che non sempre sono positivi e costruttivi e consegnarli nelle mani di Dio che tutto purifica! L’Arce non è un Paradiso terrestre, avulso dalla realtà della nostra debolezza umana… C’è stato un giorno in cui nel mio cuore ho provato un sentimento di invidia e gelosia e ho provato dolore per questo: la gioia dei fratelli e delle sorelle non era la mia gioia perchè mi stavo perdendo in me stessa. Mi ha dato pace, attraverso Padre Augusto, confessarmi e rimettere tutto nelle mani di Dio!
Ecco forse il trucco di più di settanta persone che si incontrano una sola volta l’anno ma che continuano a rimanere legate le une alle altre: ogni nuovo giorno accettare di lottare contro i nostri limiti credendo nella potenza di Dio che, attraverso la preghiera dei fratelli si fa vivo e presente nella nostra vita.
Provare per credere!
Chiara e Marco
Carissimo Padre Augusto, carissime sorelle e carissime famiglie,
siamo rientrati ieri a Milano e quale gioa trovare le vostre mail e questo sito! Davvero Chiara dobbiamo benedire il Signore per questa ulteriore grazia di sentirci uniti anche via etere! Questa è stata la nostra prima convivenza estiva ed è stata un’esperienza molto importante per noi. La prima frase che ci è venuta in mente all’Arce è stata: torniamo a casa pieni di lividi ma felici! Per chi leggesse non si preoccupi all’Arce non si viene bastonati!!Siamo tornati lividi perché abbiamo vissuto inizialmente come un fardello gli insegnamenti di Padre Augusto, le esortazioni di Suor Elena, i laboratori.. ma quale grande dono rimettere tutto davanti al Signore durante l’Adorazione..e allora ecco che i fardelli man mano si alleggeriscono diventano gioia di essere figli, di essere amati , di essere cristiani, di essere seguaci di Cristo. All’Arce ci siamo sentiti accolti e amati come figli ma soprattutto ci è servito riflettere sul nostro essere famiglia cristiana, su come debba essere concreto quest’aggettivo – cristiana – nel dialogo tra coniugi, tra coniugi e figli, nella lettura della Parola, nella preghiera personale e comunitaria, nel servizio reciproco. Di grande aiuto e sostegno sono state le altre famiglie della Comunità, famiglie che non conoscevamo, ma che nell’unione in Cristo abbiamo sentito come fratelli. Dal nostro cuore scaturisce un continuo ringraziamento a Dio Padre Onnipotente che ci ha presi per mano e condotto per ora sino a qui, ci ha chiamati e rassicurati con le Parole del Vangelo della Messa di Venerdì: “Nulla è impossibile a Dio!”
Un abbraccio fraterno
Cristina e Giorgio
Grazie per le vostre testimonianze.
Ho provato grande gioia nel corso di questa convivenza. Una gioia talmente grande che mi ha fatto piangere. Cosa dirvi … semplicemente grazie. Grazie a Dio che ci siete, P. Augisto, voi sorelle e voi famigli di S.M. in Arce.
saluti
Carissimi tutti,
oggi ascoltando le parole dalla lettera di S. Paolo ai Corinzi:”voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” ho pensato a tutti noi e alla nostra convivenza estiva. Quei giorni sono tanto belli perchè ci insegnano e ci permettono di rendere in qualche modo concreta questa parola. Come Marco e Chiara, Cristina e Giorgio e tutti gli altri che lo pensano credo che questo sia proprio un grande dono!
La mia gratitudine aumenta più mi accorgo che il dono non è per nessuna mia dote, ma al contrario è proprio per la mia povertà e incapacità a vivere la bellezza della chiamata ricevuta nel battesimo. Allora la gratitudine diventa gioia di essere tanto amata nella mia povertà e desiderio di imparare a vivere nell’obbedienza a questa Parola che dona la vita in così grande abbondanza!!
Grazie a tutti ….
Marina
Alcuni di noi, forse, dopo questo bel ritiro vivono un momento di deserto … allora ricordiamoci la promessa di Dio donata proprio il giorno in cui alcune famoglie hanno rinnovato la promessa:
Isaia 32, 15-20
“finché su di noi sia sparso lo Spirito dall’alto
e il deserto divenga un frutteto,
e il frutteto sia considerato come una foresta.
Allora la rettitudine abiterà nel deserto,
e la giustizia abiterà nel frutteto.
L’opera della giustizia sarà la pace
e l’azione della giustizia, tranquillità e sicurezza per sempre.
Il mio popolo abiterà in un territorio di pace,
in abitazioni sicure,
in quieti luoghi di riposo.
Ma la foresta cadrà sotto la grandine
e la città sarà profondamente abbassata.
Beati voi che seminate in riva a tutte le acque
e che lasciate andar libero il piede del bue e dell’asino!”
Coraggio, teniamoci per mano – insieme ce la faremo.